| JADRANKA BENTINI Direttore Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza |
|
|
|
|
La riduzione che senza abbondanza di particolari fornisce in breve tutta la materia di uno scritto, di un discorso o di una pittura, ovvero la scrittura espressa per sintesi di segni, e nella tecnica pittorica la riduzione dell’immagine ai suoi tratti essenziali senza descriverne i particolari eppur mettendo in risalto i contorni e le caratteristiche di maggior rilievo, è tecnica risaputamene antica, più volte ripresa e ripercorsa nel corso dei secoli, passata dal giudizio di parziale negatività in quanto imperfetta alla rappresentazione mimetica a quello positivo della modernità, almeno dalla celebre «Impression, soleil levant» di Monet a tutto l’Espressionismo, attraversando il pieno Rinascimento in accezione di fantasticherie come di pratica imperfetta e sbrigativa per ritrarre figure a effetto immediato. Classico e Anticlassico insieme dunque, a riprova che l’antinomia non è sempre situazione di insanabile conflitto, ma condizione contraddittoria separatamente giustificabile a seconda delle circostanze, dei contesti, dei fini perseguiti. È il caso dello stile «compendiario» della maiolica italiana che questa mostra intende proporre nel segmento maggiormente significativo, quello dei «bianchi» che tanto successo ebbero non solo in Italia, ma in Europa, lungo più di un secolo. I «bianchi», universo di oggetti tangibile e concreto, rappresentativo della vitalità artistica del Rinascimento italiano, hanno costituito uno dei passaggi chiave della ricerca e della manipolazione delle terre nel campo dei grandi artigianati storici, maestri nella trasformazione delle materie: sono un attestato della incessante immaginazione e della pratica operativa delle grandi botteghe professionali di un tempo, un segno anche della capacità imprenditoriale di mercato prima dell’avvento dell’età moderna. Il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza ne raccoglie il nucleo più sostanzioso fra quanti museificati; non potrebbe essere diversamente a testimonianza di una produzione tanto originale quanto acclarata nella sua origine locale e la loro presenza è fra le più efficaci a esprimere il traguardo di perfezione raggiunto nel campo della maiolica fatta polita, albuminosa e lucente sulla quale è stesa sovente una pittura soave di gialli e turchini che, pur «compendiaria», non diviene mai macchia indistinta, ma si fa forma araldica precisa, valente emblema, decoro fluente, rapido racconto. Nei «bianchi», nelle varie tipologie «da pompa» e «da convito», si incarna anche lo spirito fantasioso delle forme del Manierismo, stravaganti, ricercate e fastose, in assonanza con quanto accade nei manufatti in metallo e in vetro: è lo smalto, lucido spesso e coprente, a esaltare, quando esistenti, gli aspetti e le caratteristiche decorative che risaltano come su di una pagina bianca utilizzata da un poeta del colore e della luce. Con la maiolica «istoriata», spesso compagna o integrata, i «bianchi» simboleggiano il magnifico traguardo dell’arte dei vasai capaci di racchiudere nelle forme chiuse degli oggetti un mondo intero di suggestioni e di figure.
|



