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PIER ANTONIO RIVOLA Presidente Fondazione Museo delle Ceramiche di Faenza PDF Stampa E-mail

Il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza ha accolto con entusiasmo e convinzione la proposta di collaborazione per la realizzazione di questa mostra che vede ben tre sedi espositive, Ascoli Piceno, Faenza e Roma, rappresentate da istituti museali di grande rilievo. Il tema stesso, legato alla produzione più affermata e famosa della maiolica rinascimentale italiana storicamente «inventata» dai ceramisti faentini e portata trionfalmente fuori dai confini fino in Europa, non poteva essere trascurato dal nostro museo, riconosciuto depositario della più grande tradizione ceramica trasversale ai secoli e ai luoghi. I «bianchi» sono stati infatti gli indiscutibili modelli per una produzione particolare che, se ha avuto derivazioni e seguaci in altre terre, solo a Faenza ha raggiunto vette di qualità ineguagliabili per tecnica di impasti e di smalti, tecnologia di trasformazione, forme e soprattutto fantasia decorativa. Le radici sono faentine e uno dei successi sta proprio nell’aver saputo inventare una formula tanto fortunata da essere recepita e applicata, naturalmente con accenti diversi, da artigiani di altre territori, il tutto all’insegna di un mercato tanto richiesto quanto vasto. È la Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno ad avere voluto e a guidare questa iniziativa per valorizzare un patrimonio comune e soprattutto per stimolare il giovane museo della ceramica della città marchigiana, oggi accolto nell’ex convento di San Tommaso e riorganizzato razionalmente negli spazi claustrali interamente restaurati. Per il nostro museo, statutariamente rivolto alla promozione della ceramica e alla sua conoscenza, con aspirazioni di servizio rivolte anche al mondo della produzione artigianale e industriale, la proposta costituiva un veicolo di eccezione poiché consentiva di realizzare un progetto scientificamente valido per portare all’attenzione del grande pubblico un segmento significativo del patrimonio storico ceramico italiano finalmente collegato fra le sue membra sparse su quasi tutto il territorio nazionale. Alle spalle, giova ricordare, stanno gli studi sull’argomento elaborati proprio dal museo faentino, a cominciare da Gaetano Ballardini fino a Carmen Ravanelli Guidotti che ne ha raccolto l’eredità scientifica, autrice di una ben nota monografia tematica. È quindi con particolare interesse e gradimento che si è sostenuta questa collaborazione, certi che l’esito sarà di successo per l’impegno di tutti quanti hanno lavorato e, non secondariamente, per la qualità delle opere chiamate a rappresentare questo filone della maiolica dove si misurano eleganza e sapienza tecnica.
Ha sostenuto l’iniziativa la partecipazione di importanti musei e di privati collezionisti chiamati a dare solida forma alle richieste del comitato scientifico formato da illustri studiosi che si sono misurati con le varie territorialità dei «bianchi» allargando al contempo il tema a terreni scientifici e di costume storico inediti.

PIER ANTONIO RIVOLA
Presidente Fondazione Museo delle Ceramiche di Faenza

 

Alcune opere esposte