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I "Bianchi" in Trentino, Tirolo, Mitteleuropa, Germania PDF Stampa E-mail

Un recente studio ha rivelato la presenza in Germania di circa 3700 maioliche rinascimentali italiane fra le quali assai numerosi i “bianchi” faentini, molto apprezzati dai grandi collezionisti dell’Ottocento ma, ancor più, dai raffinati aristocratici del tardo Cinquecento.
Fra i committenti di servizi decisamente esclusivi si distinsero il duca di Baviera Alberto V Wittelsbach e il Principe Elettore Giovanni Giorgio di Sassonia. A rimarcare l’eccellenza raggiunta da tale artigianato artistico e al contempo il gusto raffinato ed esigente di coloro che ne fruivano, ricordiamo che commissionarono dei “bianchi” altri duchi di Baviera e delWürttemberg oltre a membri della famiglia Asburgo e a conti e baroni Arco, Madruzzo, Taxis, Thun, Spaur, Welsberg e Wolkenstein: alcune fra le più potenti e prestigiose casate delle Alpi centrali. La bellezza e la resistenza dello smalto stannifero aprì la via ad un’ampia diffusione di servizi da tavola in maiolica bianca nelle case più élitarie, mentre le stoviglie rivestite con una semplice vernice piombifera restarono in uso fra i ceti inferiori e i contadini.
Non stupirà, a questo punto, constatare l'esistenza di un fenomeno imitativo ampiamente diffuso. In questo ambito sono da inserire anche le cosiddette ceramiche habàne che, pur specificatamente connotate, rivelano affinità notevoli con quelle faentine. I loro esecutori erano degli anabattisti Hutteriti: poche migliaia di persone accomunate da una rigida fede protestante. Nel 1526 iniziò da tutta la Mitteleuropa la loro emigrazione in Moravia e, dopo il 1620, in Slovacchia, ove sorsero una quarantina di insediamenti attivi per un centinaio di anni. Pare fondato ritenere che le specifiche conoscenze ceramiche alla base della produzione habàna siano derivate da ceramisti tirolesi, austriaci, svizzeri e bavaresi che le avevano apprese nelle loro patrie d’origine attraverso il contatto diretto con pezzi (e forse anche con colleghi) faentini.

 

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