| La maiolica italiana di stile "compendiario" |
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Il primo studioso che utilizzò il termine “compendiario” per indicare un particolare stile della maiolica, fu Gaetano Ballardini che si avvalse di un termine usato dagli archeologi per definire un tipo di pittura romana di età imperiale. Lo stile pittorico “compendiario” è uno stile riassuntivo, tecnicamente eseguito con rapide pennellate che portano a raffigurazioni approssimative e stilizzate. Le innovative caratteristiche dei “bianchi” – rivoluzionari per forma, decori e tipo di smalto utilizzati – li hanno resi molto apprezzati oltre che in Italia anche in varie località dell’Europa, dove sono sorte specifiche produzioni, talvolta direttamente avviate da ceramisti italiani emigrati. Fuori dai confini nazionali, i “bianchi” faentini hanno assunto una notorietà tale che hanno dato luogo al famoso neologismo faience per maiolica, a dimostrazione del successo riscosso da questi prodotti anche tra gli stranieri. La loro caratteristica superficie bianca, corposa e coprente per via dell’uso di uno smalto più spesso e più bianco rispetto al passato, permetteva di coprire il biscotto, conferendo alla maiolica brillantezza, luminosità ed un maggior senso di pulizia e di igiene. Nel Cinquecento, i più importanti centri di produzione erano localizzati in Italia Centrale, mentre nel Seicento si ebbero importanti produzioni con caratteristiche stilistiche autonome in altre regioni italiane, tra cui la Puglia. I “bianchi” si caratterizzavano anche per il maggior movimento delle forme, che si arricchivano di ornamenti plastici ed assumevano un maggiore risalto rispetto al passato. Infatti, oltre a forme tradizionali derivate dal tornio, venivano prodotte forme opulente e dinamiche, spesso derivate da stampi ed ispirate a modelli in metallo e in vetro, che erano influenzate dal Manierismo. Invece, i decori erano molto più riassuntivi, sobri e stilizzati di quelli rinascimentali. Un’ulteriore caratteristica distintiva dei “bianchi” era data dalla tavolozza parca, con ornati generalmente eseguiti usando non più di tre colori, soprattutto il giallo, il blu e l’ocra. |

Il Compendiario

