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La maiolica italiana di stile "compendiario" PDF Stampa E-mail

Il primo studioso che utilizzò il termine “compendiario” per indicare un particolare stile della maiolica, fu Gaetano Ballardini che si avvalse di un termine usato dagli archeologi per definire un tipo di pittura romana di età imperiale. Lo stile pittorico “compendiario” è uno stile riassuntivo, tecnicamente eseguito con rapide pennellate che portano a raffigurazioni approssimative e stilizzate.
Questo stile annovera produzioni distinte in base al diverso colore dello smalto utilizzato. La mostra intende analizzare, come indica il sottotitolo “I Bianchi”, la produzione che ha avuto il maggior successo commerciale sia in Italia che in varie località dell’Europa. Con il termine “bianchi” si indica quella innovativa produzione di maioliche bianche e polite - da una definizione del Garzoni del 1588 – che fiorì a Faenza negli anni quaranta del Cinquecento e si diffuse, in pochi lustri, in gran parte del territorio nazionale e all’estero.

Le innovative caratteristiche dei “bianchi” – rivoluzionari per forma, decori e tipo di smalto utilizzati – li hanno resi molto apprezzati oltre che in Italia anche in varie località dell’Europa, dove sono sorte specifiche produzioni, talvolta direttamente avviate da ceramisti italiani emigrati. Fuori dai confini nazionali, i “bianchi” faentini hanno assunto una notorietà tale che hanno dato luogo al famoso neologismo faience per maiolica, a dimostrazione del successo riscosso da questi prodotti anche tra gli stranieri. La loro caratteristica superficie bianca, corposa e coprente per via dell’uso di uno smalto più spesso e più bianco rispetto al passato, permetteva di coprire il biscotto, conferendo alla maiolica brillantezza, luminosità ed un maggior senso di pulizia e di igiene. Nel Cinquecento, i più importanti centri di produzione erano localizzati in Italia Centrale, mentre nel Seicento si ebbero importanti produzioni con caratteristiche stilistiche autonome in altre regioni italiane, tra cui la Puglia. I “bianchi” si caratterizzavano anche per il maggior movimento delle forme, che si arricchivano di ornamenti plastici ed assumevano un maggiore risalto rispetto al passato. Infatti, oltre a forme tradizionali derivate dal tornio, venivano prodotte forme opulente e dinamiche, spesso derivate da stampi ed ispirate a modelli in metallo e in vetro, che erano influenzate dal Manierismo. Invece, i decori erano molto più riassuntivi, sobri e stilizzati di quelli rinascimentali. Un’ulteriore caratteristica distintiva dei “bianchi” era data dalla tavolozza parca, con ornati generalmente eseguiti usando non più di tre colori, soprattutto il giallo, il blu e l’ocra.
Il momento culminante della produzione dei “bianchi” italiani si ha tra la seconda metà del XVI secolo e la prima metà del XVII secolo, mentre successivamente, in quasi tutte le regioni, la produzione prosegue su livelli inferiori sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo.

 

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