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VINCENZO DE POMPEIS Direttore del Museo Villa Urania di Pescara PDF Stampa E-mail

La mostra espone insieme, per la prima volta, un’ampia selezione dei più interessanti manufatti ceramici di stile pittorico «compendiario», provenienti dalle principali aree di produzione italiane. L’idea della mostra è nata alcuni anni fa, quan- do l’ingegner Giuseppe Matricardi, insieme ad altri appassionati di ceramiche, si rese conto che, dopo la bella mostra sui «bian- chi» di Faenza, mancava uno studio che evidenziasse gli importanti sviluppi che lo stile «compendiario» aveva avuto in tut- to il resto dell’Italia. Da qui si è giunti a ideare un progetto, fatto proprio dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Pi- ceno che lo ha finanziato, che mettesse a confronto tra loro opere di varia provenienza e documentasse l’evoluzione storica e geografica di un capitolo così importante della storia della maiolica italiana.


Il primo studioso che utilizzò il termine «compendiario», per indicare un particolare stile della maiolica, fu Gaetano Ballar- dini che si avvalse di un termine usato dagli archeologi per definire un tipo di pittura romana di età imperiale. Lo stile pitto- rico «compendiario» è uno stile riassuntivo, tecnicamente eseguito con rapide pennellate che portano a raffigurazioni appros- simative e stilizzate. Questo stile annovera produzioni distinte in base al diverso colore dello smalto utilizzato. La mostra in- tende analizzare, come indica il sottotitolo «I bianchi», la produzione che ha avuto il maggior successo commerciale sia in Italia che in varie località dell’Europa. Con il termine «bianchi» si indica quella innovativa produzione di maioliche «bian- che e polite» - da una definizione del Garzoni del 1588 - che fiorì a Faenza negli anni quaranta del Cinquecento e si diffuse, in pochi lustri, in gran parte del territorio nazionale e all’estero. Le innovative caratteristiche dei «bianchi», rivoluzionari per forma, decori e tipo di smalto utilizzati, li hanno resi molto apprezzati oltre che in Italia anche in varie località dell’Europa, dove sono sorte specifiche produzioni, talvolta direttamente avviate da ceramisti italiani emigrati. Fuori dai confini naziona- li, i «bianchi» faentini hanno assunto una notorietà tale da dare luogo al famoso neologismo faïence per maiolica, a dimostra- zione del successo riscosso da questi prodotti anche tra gli stranieri. La loro caratteristica superficie bianca, corposa e copren- te per via dell’uso di uno smalto più spesso e più bianco rispetto al passato, permetteva di coprire il «biscotto», conferendo al- la maiolica brillantezza, luminosità e un maggior senso di pulizia e di igiene. Nel Cinquecento, i più importanti centri di produzione erano localizzati in Italia centrale, mentre nel Seicento si ebbero importanti produzioni con caratteristiche stilisti- che autonome in altre regioni italiane, tra cui la Puglia. I «bianchi» si caratterizzavano anche per il maggior movimento del- le forme, che si arricchivano di ornamenti plastici e assumevano un maggiore risalto rispetto al passato. Infatti, oltre a forme tradizionali derivate dal tornio, venivano prodotte forme opulente e dinamiche, spesso derivate da stampi e ispirate a modelli in metallo e in vetro, che erano influenzate dal Manierismo. I decori, viceversa, erano molto più riassuntivi, sobri e stilizzati di quelli rinascimentali. Un’ulteriore caratteristica distintiva dei «bianchi» era data dalla tavolozza parca, con ornati general- mente eseguiti usando non più di tre colori, soprattutto il giallo, il blu e l’ocra.
Il momento culminante della produzione dei «bianchi» italiani si ha tra la seconda metà del XVI e la prima metà del XVII se- colo, mentre successivamente, in quasi tutte le regioni, la produzione prosegue su livelli inferiori sia dal punto di vista quali- tativo che quantitativo.
Nel primo volume ci si sofferma sulle caratteristiche distintive dei «bianchi» e sulle motivazioni che hanno portato alla loro nascita e affermazione nel mercato nazionale e internazionale, avvalendosi del contributo di specialisti afferenti a discipline umanistiche e scientifiche, nella convinzione che il mondo dell’arte e quello della scienza debbano interagire maggiormente tra di loro, soprattutto nel settore degli studi ceramologici. Ciò al fine di ottenere maggiori risultati e una visione più ampia sui vari argomenti oggetto di studio. Seguono le schede riassuntive delle opere.
Nel secondo volume è presente una serie di saggi territoriali che delineano il quadro delle attuali conoscenze sulle principali produzioni dei «bianchi» in Italia che precede le schede dettagliate delle opere. Le opere esposte nella mostra sono state selezionate in base a criteri che hanno tenuto conto della valenza storico artistica del- l’oggetto, della sua unicità dal punto di vista morfologico e decorativo, nonché delle peculiarità stilistiche caratteristiche delle singole produzioni locali. Pertanto, accanto a famose opere di celebri botteghe e di celebri maestri, sono esposti lavori di auto- ri ignoti ed esemplari inediti, che permettono di arricchire le conoscenze sulle specifiche produzioni regionali.

VINCENZO DE POMPEIS
Direttore del Museo Villa Urania di Pescara

 

Alcune opere esposte